Cosa si prova a scoprire che una figlia o un figlio hanno deciso di morire, piuttosto che continuare a essere vittime di bullismo o cyberbullismo?
Ci si chiede dove eravamo quando i loro silenzi gridavano aiuto. Che cosa non abbiamo voluto vedere o cosa non siamo riusciti a capire. Il peso di quelle parole non dette o ignorate o minimizzate pensando che fosse normale nella fase adolescenziale. Il bullismo non è un “gioco tra ragazzi”; è un nemico che isola, spezza la fiducia e ruba il futuro.
Quindi, il punto non è quanto “rumore” facciamo noi, ma quanto siamo in grado di ascoltare il silenzio di chi soffre.
C’è anche un’altra verità con la quale fare i conti : anche se riteniamo che sia sufficiente, l’amore e l’ascolto di un genitore, per quanto immensi, non sempre bastano. C’è bisogno di una voce neutra, di una competenza esperta che sappia guidare il passo fuori dal buio. Perché spesso i giovani si vergognano di manifestare il proprio disagio nell’ambito familiare, perché spesso temono di essere considerati degli immaturi, perché quasi sempre le vittime si sentono colpevoli.
È per questo che è nata Blue Box, un’iniziativa sulla quale ho investito il massimo delle energie e che vede scendere in campo con tutta le rispettive eccelse competenze, Dedem Spa e Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile (ONBD). Abbiamo trasformato le Cabine Fototessera in un rifugio anonimo dove le vittime di bullismo e cyber bullismo possono collegarsi telefonicamente in modo diretto e privato con chi, non solo è pronto ad ascoltare ma, soprattutto, è in grado di ascoltare. Dall’altro capo del filo, ci sono i professionisti dell’Osservatorio capaci di fornire supporto immediato. Sono un ponte gettato tra l’isolamento e l’aiuto, sono una mano tesa là dove un salto nel vuoto sembra l’unica soluzione.
Blue Box è un rifugio silenzioso, un luogo piccolo ma potente dove anche solo una telefonata può cambiare una vita. Blue Box è per loro, e anche per noi. Per ricordarci che non è mai troppo tardi per tendere una mano.
Facciamo in modo che ogni genitore, insegnante e, soprattutto, ogni ragazza e ragazzo sappia che c’è una “porta blu” pronta ad aprirsi alla speranza.
