“Drill, baby, drill" è stato lo slogan utilizzato da Donald Trump per aumentare la produzione di petrolio e gas
naturale attraverso la perforazione di nuovi pozzi. Un’espressione che dimostra un pericoloso disinteresse
per i cambiamenti climatici e i rischi ambientali associati all’utilizzo di questa obsoleta fonte di energia.
Se l’intenzione del Presidente americano è quella di armarsi di “trivelle”, la risposta della popolazione intera
non può non essere che armarsi di buon senso e ragionevolezza. Anche sostenendo Associazioni e
Fondazioni ambientaliste. In Italia, di sostenibilità a 360° si occupa la Fondazione Tellus.
Ricapitolando: è plausibile che esista una relazione complessa tra la politica economica americana e la
“guerra” alle auto elettriche cinesi. Guerra intesa come tentativo di proteggere l’industria automobilistica
statunitense e mantenere la leadership tecnologica, ma soprattutto per mantenere il predominio
dell’estrazione dei combustibili fossili, settore in cui gli Stati Uniti hanno storicamente una forte presenza.
Mi chiedo, però, se la strumentalizzazione del concetto di “truffa verde” per giustificare un’azione
protezionistica non richieda analisi più approfondite sulle conseguenze ambientali globali. Perché?
Innanzitutto, perché le dinamiche economiche, politiche e sociali ricadono sulle scelte ambientali ( e questo
è lapalissiano) e analizzare tali dinamiche isolatamente, senza correlarle, rischia di non farci comprendere
appieno gli effetti del problema. Inoltre, le analisi tecniche tendono a concentrarsi sui dati e sulle
proiezioni, trascurando l’aspetto umano e culturale. Non tengono conto del fatto che le persone sono
influenzate da valori, credenze e comportamenti che vanno oltre la semplice razionalità economica:
un’analisi puramente tecnica rischia di non generare un cambiamento concreto. È necessario un approccio
che coinvolga le persone, le ispiri a cambiare le proprie abitudini e le renda protagoniste della transizione
ecologica. È qui che vedo il ruolo cruciale dei movimenti ambientalisti.
In Italia, ad esempio, la Fondazione Tellus si impegna a costruire nuovi paradigmi culturali e a sensibilizzare
la popolazione sulle tematiche della sostenibilità. Opera attraverso progetti educativi, campagne di
sensibilizzazione e attività di ricerca. Il suo obiettivo è creare una società più consapevole e responsabile,
capace di affrontare le sfide ambientali del nostro tempo. Credo anche nell’efficacia del dialogo con enti
locali e istituzioni, in un network collaborativo tra istituzioni, associazioni, fondazioni e imprese capaci di
promuovere un cambiamento culturale duraturo e politiche di sostenibilità ambientale e sociale. Come
cittadini, abbiamo il dovere di sostenere queste iniziative e partecipare attivamente alla costruzione di un
futuro migliore per il nostro pianeta… Stati Uniti compresi.

Una risposta
Belle parole che temo rimarranno tali. Diceva Adam Smith che ““Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il proprio interesse”. In altre parole non basta creare una cultura e perseguire dei valori per ottenere il risultato di interrompere o perlomeno rallentare, il disastro ambientale in atto serve che ciò diventi “interesse” di tutti. La politica Europea del Green Deal ha provato a supportare il cambiamento sociale ed economico imponendo ope legis una scadenza oltre la quale chi non si fosse adeguato ne avrebbe pagato “economicamente” il fio, ovvero ha creato un “interesse” perché ci si adeguasse, sfortunatamente l’evoluzione geopolitica ultima avvenuta ha messo in crisi il tentativo, crisi di cui non si intravedono ancora i confini. In attesa dunque che la transizione verde diventi “interesse”sociale ovvero quando i costi della carbonizzazione supereranno quelli della transizione. L’unica alternativa culturale e valoriale che ha dimostrato di funzionare nella storia umana e stata fondare una religione promettendo a chi ne aderisse la vita eterna: non credo possibile fare altrettanto con la decarbonizzazione.