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L’IA CALCOLA, L’UOMO COMPRENDE: L’ALGORITMO NON PUÒ SOSTITUIRE L’ESPERIENZA PROFESSIONALE

L’articolo “The big AI job swap” di Lucy Knight e Sumaiya Motara, recentemente pubblicato su The Guardian, scatta una fotografia impietosa del nostro presente: professionisti che, travolti dai licenziamenti generati direttamente o indirettamente dall’AI, si ritrovano a rinunciare alla propria vocazione per adattarsi a lavori manuali o a compensi drasticamente ridotti.

Questa oggettiva contrazione del mercato del lavoro non è però solo una conseguenza tecnica dell’efficienza algoritmica; è il sintomo di una profonda resa culturale: il mercato sta espellendo figure professionali perché abbiamo iniziato a valutare il lavoro solo in base alla velocità, ignorandone la profondità.

Se riduciamo la professione a una mera produzione di output, l’IA non sta “rubando” il lavoro,  sta semplicemente occupando uno spazio che noi stessi abbiamo svuotato di senso.

Il leggendario ex scacchista Garry Kasparov, dieci anni fa e dieci anni dopo l’epica sfida con il supercomputer IBM Deep Blue (che ha segnato la storia dell’intelligenza artificiale, con il computer che sconfigge il campione del mondo in carica  in un match a sei partite), nel suo libro “ Deep Thinking: Where Machine Intelligence Ends and Human Creativity Begins “ affronta quasi da profeta dell’era digitale il rapporto tra macchina e uomo. Il suo pensiero può riassumersi in questa frase: mentre le macchine eccellono nel calcolo grazie ad una velocità fenomenale, la creatività, l’intuizione e la comprensione del contesto rimangano peculiarità umane.

Il paradosso del tempo: perché l’IA non deve “pensare” al posto nostro.

C’è un equivoco pericoloso che sta prendendo piede nel mondo professionale: l’idea che  grazie alla velocità di elaborazione, l’IA sia un “risparmiatore di tempo” universale. In realtà, quando deleghiamo all’algoritmo l’intero processo creativo o analitico, non stiamo velocizzando il lavoro, stiamo annullando il ‘tempo del pensare’, quello spazio creativo, quella fecondità del ragionamento che è l’unico luogo in cui nasce il significato. Se lasciamo che sia una “mente globale” a formulare le nostre idee, finiamo per produrre un pensiero omologato, privo di spigoli, privo di anima.

La domanda è: la tecnologia sta elevando la qualità del nostro lavoro o sta mettendo a nudo la nostra involuzione culturale?

L’IA come strumento, non come fabbrica

L’intelligenza artificiale non deve servire ad aumentare la quantità per saturare il mercato, ma a migliorarne la qualità. Non deve rigenerare tempo per “fare di più”, ma permetterci di riflettere meglio. La vera sfida non è l’intelligenza delle macchine, ma il rischio di smettere di usare il nostro intuito proprio perché abbiamo a disposizione strumenti che sembrano avere tutte le risposte

Il valore insostituibile della consulenza umana

Per riportare l’argomento nel contesto del nostro lavoro, il punto di rottura tra un algoritmo e un professionista risiede proprio nella capacità di interpretare. Un software può elaborare trilioni di dati, ma non potrà mai elaborare un’emozione, un timore o un’intuizione nata da uno sguardo durante una riunione. La consulenza, quella vera, è un atto di empatia. È capire ciò che il cliente non dice, è tradurre un bisogno latente in una strategia che tenga conto dei sentimenti e dei valori umani. Un algoritmo ottimizza; un essere umano comprende.

 

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Immagine di Alessandro Lama

Alessandro Lama

Disability Card

L'iniziativa a favore dei possessori della Disability Card è un altro esempio di come sia importante traghettare il business del futuro verso i principi etici dell’inclusione e della solidarietà. Gli sconti sulle fototessere Dedem e l'accesso agevolato alle sale gioco Youngo, rappresentano un concreto risparmio economico per le persone con disabilità, ma sono anche un esempio di come l'impegno sociale possa rafforzare un brand e fidelizzare una nuova fetta di clientela. Grazie alla convenzione stipulata con la Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità, le due aziende del Gruppo Dedem SpA (Dedem e Leisure Group Italia) fanno formalmente parte dell’elenco degli enti privati pubblicato dal Dipartimento.

Pink Box

Pink Box è stato concepito per consentire alla donne vittime di violenza di poter usufruire delle Cabine Fototessere Dedem quale luogo sicuro ove denunciare i maltrattamenti subiti. E’ un sistema di collegamento telefonico diretto con il numero antiviolenza 1522 e si è avvalso della collaborazione dell’Associazione Differenza Donna e del supporto del Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio. Quest’iniziativa ha consentito di rafforzare le relazioni istituzionali della Dedem, posizionandola come un partner proattivo e sensibile alle tematiche sociali e migliorandone anche la visibilità mediatica a livello nazionale ed estero.