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Approfondimenti

DLGS N. 81 2009 INTEGRATO CON DLGS N. 106 2009

LEGISLAZIONE

Dove e' vietato fumare (legge 584/1995, direttiva Pcm 14/12/1995, sentenza Tar del Lazio 462/1995)

Ospedali e altre strutture sanitarie: corsie, corridoi, stanze per l'accettazione, sale d'aspetto e più in generale ogni locale in cui gli utenti richiedono un servizio (per esempio, il pagamento del ticket).
Scuole di ogni ordine e grado, comprese le università: aule, corridoi, segreterie studenti, biblioteche, sale di lettura, bagni.
Autoveicoli di proprietà dello Stato, di enti pubblici e privati concessionari di pubblici servizi per trasporto collettivo di persone. Metropolitane. Compartimenti ferroviari per non fumatori delle Ferrovie dello Stato e delle ferrovie date in concessione. Compartimenti a cuccette e carrozze letto, durante il servizio di notte, se occupati da più di una persona.
Sale d'attesa di stazioni ferroviarie, autofilotranviarie, portuali-marittime, aeroportuali.
Ogni ambiente aperto al pubblico dove si eroga un servizio dell'amministrazione o per suo conto: uffici di Regioni, Province e Comuni, del catasto, di collocamento, distretti militari e altri uffici della Difesa aperti al pubblico, uffici Iva e del registro, di prefetture, questure e commissariati, uffici giudiziari, postali, uffici delle società che erogano servizi pubblici (telefono, luce, gas), banche (per i locali in cui si svolgono i servizi per conto della pubblica amministrazione, come la riscossione delle imposte).
Sale chiuse: di cinema, di teatro, da ballo, sale corse, da riunioni di accademie, musei, biblioteche, di lettura, pinacoteche, gallerie d'arte pubbliche o aperte al pubblico.

Le sanzioni previste

Per effetto del decreto legislativo 507/99, la sanzione amministrativa pecuniaria va da 12mila a 20 milioni di lire. Salvo eccezioni, il limite massimo non può superare il decuplo del minimo (120mila lire).
Se versato entro 60 giorni dalla contestazione, è ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta: 24mila lire, vale a dire il doppio del minimo (legge 689/81).
Le persone incaricate di vigilare sull'osservanza del divieto in caso di inadempienza sono soggette a una sanzione compresa tra 20mila e 100mila lire (legge 584/75).
La contravvenzione si paga alla posta, in banca o al servizio di riscossione tributi dell'ente (precisando il codice tributo 131T e il codice ufficio).
Entro 30 giorni dalla contestazione, il multato può ricorrere all'autorità indicata dall'ente. Se non vi è alcuna indicazione, il ricorso si presenta:
alla Regione, per le violazioni rilevate negli uffici regionali, nei luoghi, nei locali e sui mezzi di trasporto pubblici soggetti alla competenza regionale;
all'ufficio provinciale della Motorizzazione civile, per le violazioni rilevate sui mezzi di trasporto di competenza statale;
all'ufficio di sanità marittima aerea e di frontiera e all'ufficio veterinario di confine, di porto, aeroporto e di dogana interna quando la violazione è rilevata negli ambiti di rispettiva competenza;
al prefetto, in tutti i restanti casi.

GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE (legata ad un caso di uffici privati)

Sentenza Corte Costituzionale 11-20 Dicembre 1996 n° 399

Nel 1996 la Corte Costituzionale fu chiamata a emettere un parere in merito alla legittimità degli articoli 1, lettera a) della legge 11 Novembre 1975 n° 584 (divieto di fumare in determinati locali e su mezzi di trasporto pubblico), 9 e 14 del DPR 19 Marzo 1956 n° 303 (norme generali per l'igiene del lavoro) così come modificati dall'art. 33 del DL 19 Settembre1994 n° 626 (attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro) nonché 64, lettera b) e 65, comma 2 del citato decreto 626 del 1994; tale parere fu promosso con ordinanza emessa il 7 Febbraio 1996 (iscritta al n° 440 del registro delle ordinanze 1996 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n° 29, prima serie speciale dell'anno 1996) dal Tribunale di Torino, nel procedimento civile vertente tra Istituto Bancario San Paolo S.p.A. e oltre 300 dipendenti in merito alle inadeguate misure contro il fumo passivo da esso intraprese. Dopo aver sentito le parti in causa e verificato le rispettive ragioni, la suprema Corte ha infine respinto l'istanza di anticostituzionalità.

DATI SCIENTIFICI
Passivo sì ma non innocuo

"Chi fuma avvelena anche te" recitava uno slogan di qualche anno fa, e aveva ragione. I dati dell'ultimo decennio fugano ogni dubbio sui danni provocati dal fumo passivo.

Quelli che fino a oggi erano risultati frammentari, ottenuti in modo non sempre rigoroso e sistematicamente ignorati o, peggio, negati dalle industrie del tabacco, assumono ora i connotati di una certezza: il fumo passivo provoca un aumento del rischio di tumori polmonari e di malattie cardiovascolari. La sentenza è stata emessa dalla rivista britannica British Medical Journal, che ha pubblicato due studi retrospettivi sui lavori fatti negli ultimi dieci anni.

La storia delle ricerche sugli effetti del fumo passivo ha inizio negli anni ottanta, con una prima indicazione dell'aumento di tumori polmonari tra i non fumatori che vivono con un fumatore. Da allora sono stati eseguiti molti altri studi epidemiologici, di cui 14 in Gran Bretagna e più di 30 negli Stati Uniti, per citare solo i più importanti. L'ultimo capitolo di questa lunga storia è stato scritto da A. Hackshaw e i suoi collaboratori dell'Istituto di medicina preventiva Wolfon di Londra, che hanno analizzato 37 lavori, e hanno dimostrato che il coniuge non fumatore ha in media un quarto di probabilità in più di sviluppare un adenocarcinoma o un microcitoma polmonare. Le percentuali variano a seconda del numero di sigarette fumate, della durata della convivenza e del fatto che il non fumatore sia stato o meno egli stesso fumatore in periodi precedenti. Il rischio aumenta del 23 per cento ogni dieci sigarette, e dell'11 per cento ogni dieci anni di convivenza. Non vi sono differenze, invece, per quanto riguarda età, sesso o area geografica.

Per mettere a tacere una volta per tutte le critiche spesso pretestuose mosse dalle multinazionali del tabacco, questi valori sono stati ottenuti tenendo d'occhio le principali fonti di errore. Tra esse la più grossolana vuole che i risultati ricavati fino a oggi siano solo il frutto di una (sfortunata) coincidenza. Hackshaw ha smontato questa ipotesi mediante accurati calcoli: "La probabilità che su 30 indagini 24 dimostrino che c'è un rapporto diretto tra fumo e tumori polmonari per una fatalità è di uno su 10.000; quella che 17 studi su 17 concludano che il rischio varia con l'esposizione per puro caso è di uno su 10 milioni, e quella che la relazione di dose-effetto dimostrata in 14 lavori su 14 sia un fatto fortuito è addirittura di uno suun miliardo. Basterebbero questi numeri a ridicolizzare le opposizioni sostenute fino a oggi, ma abbiamo voluto fare di più".

Un'altra possibile origine di valutazioni errate è l'alimentazione. E' stato infatti dimostrato che il fumatore medio, e chi vive con lui, assume minori quantità di vegetali freschi rispetto al non fumatore, e ciò fa aumentare il rischio di tumore.
"A questo proposito sono stati realizzati studi mirati" continua Hackshaw "e tutti riportano una variazione dalle percentuali medie del due per cento, dalla quale si può concludere che l'effetto della dieta è minimo".

In questo tipo di ricerca si può verificare infine un errore dovuto al fattore umano. Infatti è provato che un fumatore tende a vivere con un altro fumatore, e a frequentarne anche fuori casa; talvolta soggetti inclusi in una ricerca come non fumatori possono esserlo stati in precedenza, anche se lo negano, e tutto ciò può provocare una stima esagerata dell'incidenza del cancro. Commenta Hackshaw: "Abbiamo eliminato tutti gli studi in cui non erano stati considerati questi elementi e valutato, laddove era possibile, le abitudini che provocano un'esposizione ad altri agenti cancerogeni. In ogni caso, i valori percentuali si discostano solo di qualche unità dalla media. La conferma definitiva viene comunque dalla biochimica: la nicotina nell'organismo viene metabolizzata a cotinina, e i livelli di questa sostanza nella saliva e nell'urina dimostrano al di là di ogni dubbio che c'è stata assunzione di nicotina. Un non fumatore che vive con un fumatore ha una concentrazione di cotinina pari all'uno per cento di quella del fumatore, e ciò, tradotto in rischio di sviluppare un tumore polmonare, dà valori paragonabili a quelli ottenuti con estrapolazioni matematiche".

La situazione non cambia se si analizzano gli effetti del fumo passivo a carico del sistema cardiovascolare. Gli stessi ricercatori hanno analizzato 19 studi epidemiologici e valutato il rischio di ischemia cardiaca, che aumenta del 30 per cento circa in un non fumatore che vive con un fumatore.

"E' un valore sorprendentemente alto, se teniamo presente che il rischio medio di avere un'ischemia per un sessantacinquenne che fuma un pacchetto di sigarette al giorno aumenta dell'80 per cento, e che il fumatore passivo assorbe una quantità di fumo che è solo dell'uno per cento. Abbiamo voluto capire perché" spiega Hackshaw. "Anche in questo caso abbiamo eliminato gli elementi che potevano portarci a considerazioni sbagliate, come la dieta e gli errori di classificazione. Se l'alimentazione avesse un ruolo così importante, non si avrebbe la totale inversione di tendenza che si registra se il coniuge fumatore smette di fumare, e per quanto riguarda la definizione dei gruppi, si può dimostrare che nel caso delle malattie cardiovascolari essi hanno un significato ancora minore di quello valutato nei tumori polmonari.

La spiegazione risiede piuttosto nell'effetto del fumo sull'aggregazione piastrinica. A livello sperimentale una singola esposizione, infatti, fa aumentare il rischio del 40 per cento. Ciò non riflette l'azione intermittente di più sigarette fumate nell'arco della giornata, ma è facile dimostrare che anche correggendo il dato l'aumento rimane attorno al 30 per cento. E' necessario poi ricordare che questi dati sul fumo passivo sono paragonabili a quelli raccolti sul fumo attivo di poche sigarette e che, sebbene le percentuali siano simili a quelle riscontrate per i tumori polmonari, le malattie cardiovascolari provocano molte più morti ogni anno".

Ronald Davis, direttore del Center for Health Promotion and Disease Prevention dell'Henry Ford Health System di Detroit, commentando questi due lavori invita le autorità preposte alla tutela della salute a eliminare del tutto l'esposizione al fumo negli ambienti pubblici qualora non vi sia un settore fisicamente separato. E si spinge anche oltre: "Abolire del tutto gli spazi dedicati al fumo avrebbe almeno tre vantaggi: assicurare la massima protezione ai non fumatori, evitare che i fumatori siano esposti alle concentrazioni di sostanze nocive estremamente alte che si formano nelle aree riservate ed eliminare il costo della costruzione di tali aree".


IL FUMO ED I SUOI DANNI

Più di 4000 sostanze tossiche sono contenute nel fumo di tabacco. Chi fuma un pacchetto al giorno assorbe in un anno l'equivalente di una tazza di catrame e in 20 anni 6 chilogrammi di particelle di polvere. Nicotina, condensati (catrami o bituminosi), monossido di carbonio e certi gas irritanti (ossidi d'azoto, formaldeide, Acroleina, ecc.) sono gli agenti più nocivi nel fumo per la salute.

I decessi a causa del consumo di tabacco sono molteplici, ed altri decessi si sono avuti per altre forme di cancro favorite dal consumo di tabacco: per esempio il cancro alla bocca, alla laringe, all'esofago, ai reni e alla vescica. Non parliamo di altre malattie correlate: tutte le malattie del sistema cardiaco e circolatorio, arteriosclerosi, trombosi, sclerosi coronaria, emorragie cerebrali, calcificazione dei vasi coronari, vasocostrizioni e occlusioni delle arterie. Di bronchite cronica soffre un fumatore su 20 e una fumatrice su 40, cinque volte tanto rispettivamente il doppio delle persone che non hanno mai fumato e che vivono in un ambiente senza fumo. Di tosse al mattino ed espettorazione soffrono il 25% dei fumatori ed il 20% delle fumatrici mentre gli stessi sintomi nelle persone che non fumano sono da 3 a 6 volte meno frequenti.Gusto ed olfatto vengono limitati, le infezioni delle gengive vengono favorite. Rischi supplementari per le donne fumatrici che usano la pillola: cancro alla cervice uterina, rischio aumentato d'infarto, trombosi, osteoporosi e diminuzione della fertilità. Effetti del fumo durante la gravidanza: minor peso del neonato, maggior mortalità poco prima e poco dopo la nascita; interferenze sulla crescita e sul comportamento del bambino. Nei bambini numerose malattie vengono aggravate dal fumo passivo: Il rischio di bronchiti e polmoniti è più elevato. Le otiti dell'orecchio medio possono essere più frequenti. Tale malattia è la causa più frequente di disturbi dell'udito durante l'infanzia. La funzione polmonare viene disturbata e lo sviluppo dei polmoni rallentato. I polmoni dei bambini sono più piccoli e vulnerabili per cui vanno incontro a rischi maggiori degli adulti respirando fumo passivo.

In locali chiusi il fumo è nocivo per i non fumatori. Il fumo della punta incandescente delle sigarette, laddove avviene la combustione, contiene sostanze cancerogene in quantità fino a 100 volte superiori che nel fumo aspirato dai fumatori. Secondo lo studio il fumo passivo sul posto di lavoro diminuisce di un quarto la durata media delle fasi prive di disturbi e prolunga del 15 % in media i periodi con disturbi alle vie respiratorie. La responsabilità del tabagismo attivo e passivo è riscontrata nello sviluppo delle rinofarangiti frequenti, delle otiti recidive e delle sinositi, spesso all'origine di interventi chirurgici.

L'aria è un bene primario fondamentale e pubblico per cui nessuno ha il diritto di inquinarla indiscriminatamente, nemmeno il fumatore che pensa di appellarsi ad una presunta libertà personale, inquinare poco, non recare pregiudizio agli altri.

Fumare significa caricare l'aria attuale di ulteriori sostanze inquinanti e se ciò avviene in un luogo chiuso questo atto è pregiudizievole alla salute non solo del fumatore ma anche del non-fumatore che per ragioni di lavoro o per altre ragioni devecondividere lo spazio comune.

Medici intervistati recentemente alla televisione hanno riferito che "gli ambienti interni sono mediamente più inquinati degli ambienti esterni" e se li si sovraccarica di un ulteriore inquinamento ne risulta una chiara contraddizione fra le disposizioni di "restare in casa" in occasione di inquinamento come registrato nel corso dell'inverno passato.

ATTENZIONE:

Queste sono alcune delle sostanze presenti nel fumo (passivo) di sigaretta; la fonte è l'ente sanitario di uno stato canadese (British Columbia), raggiungibile passando per http://www.tobaccofacts.org . I nomi sono inglesi, ma facilmente comprensibili:
Ammonia, 2-aminonaphthalene, 1-aminonaphthalene, 4-aminobiphenyl, 3-aminobiphenyl, Benzo(a)pyrene, Formaldehyde, Acetaldehyde, Acetone, Acrolein, Propionaldehyde, Crotonaldehyde, Methyl ethyl ketone, Butyraldehyde, Hydrogen Cyanide, Mercury, Nickel, Lead, Cadmium, Chromium, Arsenic, Selenium, Nitric Oxide, Pyridine, Quinoline, Hydroquinone, Resorcinol, Catechol, Phenol, m+p-cresol, o-cresol, Nicotine, Carbon Monoxide, 1,3-butadiene, Isoprene, Acrylonitrile, Benzene, Toluene, Styrene.


IL PROBLEMA DEL FUMO PASSIVO SUI LUOGHI DI LAVORO:
Per i lavoratori che devono sopportare i loro colleghi che fumano

Sembra che, per la maggior parte dei casi, non è possibile risolvere il problema con le buone maniere di cortesia e di civiltà, allora occorre far ricorso al rispetto delle regole.
1. La legge del 1975 e sulla Direttiva del Presidente del Consiglio 14/12/1995.
2. Appare inoltre sensato appellarsi al D.L. 626/94 che, all'art. 64, comma 1, lettera b e c che prescrive che il datore di lavoro debba "limitare al minimo possibile il numero di lavoratori esposti ad agenti cancerogeni".
3. Un percorso possibile per difendersi dal fumo passivo in ambienti chiusi non aperti al pubblico potrebbe invece essere:
- richiedere ai Servizi di Prevenzione e Sicurezza degli ambienti di lavoro, delle Aziende Sanitarie Locali, l'ingiunzione al datore di lavoro di prescrizioni che implichino il divieto di fumo negli ambienti di lavoro per fare osservare queste prescrizioni.
4. A suggello di ciò la Corte Costituzionale (sentenza n. 399 del dicembre 1996) ha dichiarato che "la salute è un bene primario che assurge a diritto fondamentale delle persone, impone piena ed esaustiva tutela, tale da operare sia in ambito pubblicitario che nei rapporti di diritto privato".

COME SI DEVE COMPORTARE IL DATORE DI LAVORO?

Abbiamo visto insieme che Il divieto DIRETTO di fumare nel luogo di lavoro non aperto al pubblico non c’è.

Esistono però precise forme di tutela della salute dei dipendenti ed il datore di lavoro che non ne tiene conto può aspettarsi due finali: un’intimazione a risarcire i danni alla salute dei subordinati oppure, se è fortunato, una sentenza che gli impone di installare aeratori tanto efficienti (e costosi) da eliminare i residui delle sigarette bruciate.

Naturalmente, (e questo è il mio consiglio perché in futuro sarà sicuramente imposto per legge e di fatto MOLTO più costoso) può anche decidere di precedere gli eventi giudiziari, scegliendo se imporre nella sua azienda il divieto di fumo, isolare i fumatori in appositi locali ventilati od installare semplici ma efficaci sistemi di aerazione.

Se il datore di lavoro attende troppo o non risponde alle richieste dei NON fumatori (sempre in aumento) Innanzitutto, il responsabile della sicurezza dei lavoratori (nominato ai sensi della legge 626) o il datore di lavoro potranno ricevere una lettera che descrive la situazione (il numero di colleghi fumatori e l’assenza di rimedi efficaci) che invitando l’azienda in modo categorico a trovare una soluzione idonea entro un termine prefissato, di solito un mese.

A corredo della denuncia sarà certamente ricordato al datore di lavoro le norme che lo obbligano a proteggere la salute dei dipendenti e che abbiamo già visto ma che è opportuno ripetere l’articolo 2087 del codice civile (Tutela delle condizioni di lavoro), il DPR 303/56 e la legge 626/94 in tema di aerazione dei luoghi di lavoro chiusi.

Merita di essere citata anche la sentenza 399/96 della Corte Costituzionale (vedi all'inizio) che precisa: mentre non esiste il diritto di fumare, ma solo quello generico di libero comportamento, c’è un esplicito diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.

Se trascorso un mese non cambia nulla, il lavoratore può procurarsi un legale e ricorrere al giudice unico del lavoro chiedendo l’ammissione a un procedimento d’urgenza, che dovrebbe concludersi entro un paio di mesi per poi dare avvio a un processo ordinario. Anche se il procedimento davanti al giudice unico del lavoro non comporta spese processuali, il ricorrente deve pagare la parcella dell’avvocato e i costi delle eventuali perizie (tecniche e sanitarie) richieste dal giudice. Se vince la causa ottiene la restituzione di ogni spesa documentata.

Di fatto è giusto impedire il fumo "attivo" per difendere dal fumo passivo e secondo il nostro modesto parere è anche obbligatorio.